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Come nasce la nebbia? Umidità, raffreddamento e visibilità ridotta

Come nasce la nebbia? Umidità, raffreddamento e visibilità ridotta

29/07/2026 0 commenti 79 visualizzazioni
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La nebbia è una nube a contatto con il terreno, formata da minuscole goccioline sospese nell’aria. Scopriamo come nasce, quali condizioni la favoriscono, perché può essere molto localizzata e come riduce la visibilità.

Può comparire durante la notte, avvolgere strade e campagne nelle prime ore del mattino e poi dissolversi rapidamente dopo il sorgere del Sole. In altri casi, invece, la nebbia rimane intrappolata nelle zone più basse per molte ore, riducendo fortemente la visibilità e creando condizioni molto diverse anche tra località vicine.

La nebbia è uno dei fenomeni meteorologici più comuni ma anche più difficili da prevedere con precisione. Per formarsi ha bisogno di una combinazione particolare di umidità, raffreddamento, stabilità atmosferica e vento.

Non è semplicemente “aria molto umida”: deve avvenire un vero processo di condensazione, capace di produrre miliardi di minuscole goccioline sospese vicino alla superficie terrestre.

La nebbia è, in pratica, una nube che si forma a contatto con il terreno e riduce la visibilità orizzontale a meno di un chilometro.

Che cos’è realmente la nebbia?

Dal punto di vista meteorologico, la nebbia è una sospensione di minuscole gocce d’acqua nell’aria, oppure più raramente di piccoli cristalli di ghiaccio, che si sviluppa negli strati più bassi dell’atmosfera.[1]

La sua struttura è molto simile a quella di una nube. La differenza principale riguarda la posizione: una nube si trova al di sopra della superficie, mentre la nebbia si forma direttamente a contatto con il suolo.

Secondo la definizione meteorologica internazionale, si parla di nebbia quando le goccioline sospese riducono la visibilità orizzontale a meno di 1.000 metri.[1]

Lo spessore verticale può cambiare notevolmente. Alcuni banchi sono profondi soltanto pochi metri, mentre altri possono estendersi per diverse centinaia di metri e riempire completamente vallate e conche.[2]

Nebbia, foschia e caligine sono la stessa cosa?

No. I termini vengono spesso usati come sinonimi nel linguaggio comune, ma descrivono fenomeni differenti.

Nebbia

È formata principalmente da goccioline d’acqua sospese e riduce la visibilità al di sotto di un chilometro.

Foschia o bruma

È prodotta dallo stesso tipo di goccioline, ma è meno densa. La visibilità rimane generalmente superiore a un chilometro. Può rappresentare una fase iniziale della formazione della nebbia oppure ciò che ne resta durante il dissolvimento.[3]

Caligine

Non è composta principalmente da gocce d’acqua, ma da particelle secche sospese nell’aria, come polveri, aerosol, fumo o sostanze inquinanti. Può rendere il cielo lattiginoso e attenuare il contrasto del paesaggio anche in presenza di umidità non particolarmente elevata.[4]

Osservando il paesaggio da lontano può essere difficile distinguere i tre fenomeni. La differenza emerge soprattutto analizzando la visibilità, l’umidità e la natura delle particelle presenti nell’aria.

Come si forma una gocciolina di nebbia?

Nell’atmosfera è sempre presente una certa quantità di vapore acqueo, anche quando l’aria appare completamente limpida.

Il vapore acqueo è invisibile. Per rendere visibile l’umidità è necessario che una parte del vapore passi allo stato liquido e formi piccolissime gocce.

Questo processo prende il nome di condensazione.

Affinché avvenga, l’aria deve raggiungere una condizione prossima alla saturazione. Questo può succedere principalmente in due modi:

  • raffreddando l’aria fino al punto di rugiada;
  • aggiungendo abbastanza vapore acqueo da portare l’umidità relativa vicino al 100%.

Nella maggior parte dei casi la nebbia nasce perché l’aria vicina al terreno si raffredda.

Che cos’è il punto di rugiada?

Il punto di rugiada è la temperatura alla quale una massa d’aria, mantenendo invariata la quantità di vapore contenuta, raggiunge la saturazione.

Quando la temperatura dell’aria si avvicina al punto di rugiada, l’umidità relativa aumenta. Se la temperatura continua a diminuire, il vapore in eccesso può condensare formando rugiada sulle superfici oppure goccioline sospese nell’aria.

La nebbia diventa quindi probabile quando la differenza tra temperatura e punto di rugiada è molto piccola.

Non basta però osservare soltanto questi due valori. Anche vento, nuvolosità, caratteristiche del terreno e distribuzione verticale dell’umidità determinano se si formerà rugiada, foschia, nebbia oppure nessun fenomeno visibile.

Perché il raffreddamento favorisce la condensazione?

La quantità di vapore necessaria per saturare l’aria dipende dalla temperatura.

Quando l’aria si raffredda, diminuisce la pressione di vapore necessaria per raggiungere la saturazione. Di conseguenza, la stessa quantità di umidità presente inizialmente può diventare sufficiente per portare l’umidità relativa al 100%.

Questo spiega perché la nebbia compare spesso nelle ore più fredde della notte o poco prima dell’alba.

Non è corretto immaginare l’aria come un contenitore rigido che “trattiene” una quantità fissa d’acqua. La saturazione dipende dall’equilibrio tra temperatura, pressione e quantità di vapore presente.

Il ruolo dei nuclei di condensazione

Le goccioline non si formano normalmente dal nulla in aria perfettamente pulita.

Il vapore acqueo condensa più facilmente attorno a piccolissime particelle sospese chiamate nuclei di condensazione.[5]

Possono funzionare da nuclei:

  • particelle di sale;
  • polveri minerali;
  • residui della combustione;
  • aerosol naturali;
  • minuscole particelle di origine biologica;
  • sostanze inquinanti.

Il vapore si deposita su queste particelle e forma goccioline di dimensioni microscopiche. Quando la concentrazione diventa abbastanza elevata, la luce viene diffusa in molte direzioni e la visibilità diminuisce.

La colorazione biancastra della nebbia deriva proprio dalla diffusione della luce prodotta dalle numerosissime goccioline sospese.

La nebbia da irraggiamento

La nebbia da irraggiamento è uno dei tipi più comuni nelle zone interne.

Si forma prevalentemente durante la notte, quando il terreno perde attraverso la radiazione infrarossa parte del calore accumulato durante il giorno. Raffreddandosi, il suolo raffredda anche l’aria immediatamente sovrastante.[6]

Se l’aria è abbastanza umida e la temperatura raggiunge il punto di rugiada, iniziano a formarsi le goccioline.

Le condizioni più favorevoli sono generalmente:

  • cielo sereno o poco nuvoloso;
  • vento debole;
  • terreno umido;
  • aria già ricca di vapore acqueo;
  • notte abbastanza lunga da permettere un forte raffreddamento.

La copertura nuvolosa può limitare il raffreddamento notturno perché una parte della radiazione emessa dal terreno viene assorbita e restituita verso il basso.

Con cielo limpido, invece, il terreno disperde calore più facilmente e la temperatura degli strati vicini al suolo può diminuire rapidamente.

Perché il vento deve essere debole?

Il vento ha un ruolo decisivo, ma il suo effetto non è sempre immediato.

Un vento molto forte rimescola gli strati bassi dell’atmosfera, portando verso il terreno aria più calda o più secca e impedendo alla zona superficiale di raggiungere facilmente la saturazione.

Una calma assoluta, però, può favorire soprattutto la formazione della rugiada direttamente sulle superfici, senza produrre uno strato di nebbia profondo.

Un vento leggero può invece distribuire il raffreddamento e l’umidità in uno strato un po’ più spesso, facilitando la formazione di un banco di nebbia.

Il limite tra vento favorevole e vento capace di dissipare il fenomeno dipende dalla stabilità dell’atmosfera, dall’umidità e dalla conformazione del territorio.

Perché la nebbia compare spesso dopo la pioggia?

Dopo una precipitazione, il terreno, la vegetazione e le superfici rimangono bagnati.

Una parte dell’acqua evapora e aumenta l’umidità degli strati vicini al suolo. Se durante la notte il cielo si rasserena e la temperatura diminuisce, l’aria può raggiungere più facilmente il punto di rugiada.

Per questo una giornata piovosa seguita da una notte serena e poco ventilata può creare condizioni favorevoli alla nebbia da irraggiamento.

La pioggia non garantisce comunque la formazione del fenomeno. Se dopo la precipitazione arrivano vento sostenuto, aria più secca o nubi compatte, la nebbia può non svilupparsi.

La nebbia di valle

Nelle zone collinari e montuose può formarsi la cosiddetta nebbia di valle.

Durante la notte i versanti si raffreddano. L’aria a contatto con essi diventa più fredda e densa e tende a scendere verso le zone più basse, seguendo la pendenza del terreno.

Questo movimento prende il nome di drenaggio dell’aria fredda.[7]

L’aria fredda può accumularsi sul fondo di valli, conche e avvallamenti, formando una specie di lago invisibile. Se contiene abbastanza umidità, raggiunge la saturazione e produce la nebbia.

Al di sopra può rimanere uno strato d’aria più mite. Si crea così un’inversione termica: la temperatura, invece di diminuire salendo di quota, aumenta per un certo tratto.

Questa struttura atmosferica limita il rimescolamento verticale e può mantenere la nebbia intrappolata nelle zone basse.

Perché una collina può emergere dalla nebbia?

Quando la nebbia riempie soltanto gli strati inferiori di una valle, le zone più elevate possono trovarsi al di sopra del banco.

Dal basso il cielo appare completamente grigio, mentre poche centinaia di metri più in alto possono esserci Sole e aria limpida.

Questa situazione viene talvolta descritta come un “mare di nebbia”. Il limite superiore del banco può apparire quasi orizzontale perché coincide con il confine tra lo strato freddo e saturo sottostante e l’aria più calda e secca presente sopra l’inversione.

Nel territorio collinare, quindi, la visibilità può cambiare sensibilmente tra un fondovalle, un versante e una zona più elevata.

Questo non significa che ogni area bassa debba necessariamente riempirsi di nebbia: servono sempre umidità sufficiente, raffreddamento e condizioni atmosferiche stabili.

La nebbia da avvezione

La nebbia da avvezione si forma quando una massa d’aria relativamente mite e umida scorre orizzontalmente sopra una superficie più fredda.[8]

La superficie sottrae calore agli strati più bassi della massa d’aria. Quando la temperatura raggiunge il punto di rugiada, il vapore condensa e si forma la nebbia.

A differenza della nebbia da irraggiamento, quella da avvezione:

  • può formarsi anche con cielo nuvoloso;
  • richiede un certo movimento orizzontale dell’aria;
  • può estendersi su aree molto vaste;
  • può essere trasportata dal vento da una zona all’altra;
  • non è limitata necessariamente alle ore notturne.

È frequente lungo le coste quando aria umida passa sopra una superficie marina più fredda, ma può verificarsi anche sulla terraferma quando una massa d’aria scorre sopra un terreno molto freddo.

La nebbia da sollevamento lungo i versanti

La nebbia da pendio, chiamata anche nebbia da sollevamento orografico, si sviluppa quando il vento costringe l’aria umida a risalire un versante.

Salendo, l’aria incontra pressioni più basse, si espande e si raffredda. Se raggiunge la saturazione, si formano goccioline e il versante viene avvolto da una nube a contatto con il terreno.[4]

Dal punto di vista di chi si trova nella zona interessata, una nube bassa che investe una montagna viene percepita esattamente come nebbia.

Questo tipo di fenomeno può interessare anche aree esposte al flusso umido pur senza un forte raffreddamento notturno.

La nebbia da evaporazione

La nebbia può formarsi anche quando viene aggiunto vapore acqueo a uno strato d’aria freddo.

Un esempio caratteristico si osserva quando aria molto fredda passa sopra una superficie d’acqua più calda. L’acqua evapora, il vapore si mescola con l’aria sovrastante e condensa quasi immediatamente.

Il risultato può avere l’aspetto di filamenti di fumo che salgono dalla superficie, motivo per cui viene spesso chiamata nebbia di evaporazione o “fumo di mare”.

Un processo simile, su scala ridotta, può essere osservato sopra laghi, fiumi, piscine o terreni molto umidi durante irruzioni di aria fredda.[4]

La nebbia associata alle precipitazioni

In alcune situazioni la nebbia può svilupparsi mentre cade la pioggia.

Le gocce attraversano uno strato d’aria più freddo e relativamente secco. Una parte dell’acqua evapora, aumentando l’umidità e raffreddando contemporaneamente l’aria.

Se lo strato raggiunge la saturazione, può formarsi nebbia vicino alla superficie.

Questo fenomeno è possibile soprattutto in prossimità di sistemi frontali, dove masse d’aria con temperature e contenuti di umidità differenti entrano in contatto.

Che cos’è la nebbia congelantesi?

La nebbia congelantesi è composta da goccioline d’acqua liquida che rimangono sospese anche quando la temperatura dell’aria è inferiore a 0 °C.

Le gocce sono in uno stato di sopraffusione: non sono ancora congelate, ma possono trasformarsi rapidamente in ghiaccio quando entrano in contatto con una superficie.[4]

Il deposito che si forma su alberi, cavi, cartelli e altri oggetti viene chiamato galaverna.

Questo tipo di nebbia è particolarmente insidioso perché può ridurre la visibilità e contemporaneamente produrre ghiaccio sulle superfici stradali.

La nebbia congelantesi non deve essere confusa con la nebbia ghiacciata, composta direttamente da minuscoli cristalli di ghiaccio e tipica soprattutto di ambienti estremamente freddi.

Perché la nebbia può essere molto irregolare?

Un banco di nebbia non deve necessariamente coprire tutto il territorio in modo uniforme.

Può formarsi soltanto sopra:

  • campi umidi;
  • zone depresse;
  • avvallamenti;
  • aree vicine a corsi d’acqua;
  • superfici raffreddatesi più rapidamente;
  • zone riparate dal vento.

Bastano piccole differenze di temperatura, umidità, vegetazione, pendenza o ventilazione per determinare la formazione del fenomeno in un punto e impedirla poche centinaia di metri più lontano.

Per questo un automobilista può passare improvvisamente da una zona limpida a un banco molto denso.

Perché è spesso più fitta all’alba?

Durante una notte serena il terreno continua a perdere calore. La temperatura vicino alla superficie raggiunge generalmente i valori più bassi poco prima o intorno al sorgere del Sole.

La nebbia da irraggiamento può quindi diventare progressivamente più densa e profonda durante la notte, raggiungendo la massima estensione nelle prime ore del mattino.[6]

Con l’arrivo della luce solare il terreno inizia nuovamente a scaldarsi, ma la nebbia non scompare necessariamente nell’istante del sorgere del Sole.

Serve tempo affinché il riscaldamento raggiunga gli strati bassi dell’atmosfera e provochi l’evaporazione delle goccioline.

Come si dissolve la nebbia?

La nebbia scompare quando le condizioni che mantengono la saturazione vengono meno.

I principali meccanismi di dissolvimento sono:

  • riscaldamento del terreno da parte del Sole;
  • arrivo di aria più secca;
  • aumento del vento e del rimescolamento;
  • innalzamento dello strato nuvoloso;
  • cambiamento della massa d’aria;
  • riduzione dell’apporto di umidità.

Quando la temperatura aumenta, l’umidità relativa diminuisce e le goccioline iniziano a evaporare.

Il banco può diventare prima meno denso, trasformarsi in foschia e infine scomparire. In altri casi la base rimane vicina al suolo mentre la parte superiore si solleva, producendo uno strato di nubi basse.

Perché alcune nebbie resistono per tutto il giorno?

Durante l’autunno e l’inverno il Sole è più basso sull’orizzonte e fornisce meno energia alla superficie.

Se lo strato di nebbia è molto spesso, una parte della radiazione solare viene riflessa o assorbita prima di raggiungere il terreno. Il riscaldamento rimane quindi debole.

In presenza di una forte inversione termica e di vento quasi assente, il banco può rimanere intrappolato per molte ore o persino per più giorni nelle conche e nelle vallate.[9]

Le condizioni al di sopra della nebbia possono contemporaneamente essere serene e relativamente miti.

La nebbia si forma soltanto in inverno?

No. Può comparire in qualsiasi stagione quando sono presenti le condizioni necessarie.

Le nebbie da irraggiamento sono più frequenti durante i periodi con notti sufficientemente lunghe, terreno umido e vento debole. Per questo sono comuni soprattutto in autunno e inverno, ma possono svilupparsi anche in primavera o durante alcune notti estive.

La nebbia da avvezione, quella costiera e quella da sollevamento dipendono invece soprattutto dal movimento delle masse d’aria e dalla differenza di temperatura tra aria e superficie.

Ogni tipo di nebbia ha quindi una propria stagionalità.

Nebbia e umidità relativa al 100%

Un’umidità relativa prossima al 100% indica che l’aria è vicina alla saturazione, ma non garantisce automaticamente la presenza di nebbia.

Possono verificarsi situazioni con umidità molto elevata e visibilità ancora buona, soprattutto se:

  • le goccioline non si sono ancora formate in quantità sufficiente;
  • lo strato saturo è troppo sottile;
  • il vento rimescola continuamente l’aria;
  • mancano condizioni favorevoli vicino al terreno;
  • la condensazione avviene principalmente sulle superfici sotto forma di rugiada.

Allo stesso modo, una stazione meteorologica può misurare umidità inferiore al 100% mentre un banco di nebbia interessa una zona vicina, perché il fenomeno è molto localizzato e il sensore rappresenta soltanto il punto nel quale è installato.

Perché prevedere la nebbia è difficile?

La previsione della nebbia richiede la corretta rappresentazione di numerosi processi che avvengono nello strato atmosferico più vicino al terreno.

È necessario stimare:

  • temperatura minima notturna;
  • punto di rugiada;
  • umidità del terreno;
  • copertura nuvolosa;
  • intensità del vento;
  • rimescolamento verticale;
  • presenza di inversioni termiche;
  • drenaggio dell’aria fredda;
  • caratteristiche della superficie;
  • quantità e tipo di aerosol presenti.

Una variazione minima di nuvolosità o vento può impedire il raffreddamento necessario oppure dissipare il banco appena formato.

Anche la conformazione del terreno è fondamentale. Le differenze tra versanti, fondovalle e rilievi possono essere troppo piccole per essere rappresentate perfettamente dai modelli meteorologici.

Per questo la nebbia è considerata uno dei fenomeni più complessi da prevedere con precisione, soprattutto quando si cerca di stabilire esattamente dove inizierà, quanto sarà densa e a che ora si dissolverà.[4]

Che cosa può accadere nel territorio di Gesualdo?

In un territorio collinare come quello di Gesualdo, la distribuzione della nebbia può essere influenzata dalla conformazione locale.

Durante le notti stabili l’aria più fredda può scorrere lungo i pendii e raccogliersi nelle zone più basse. Un fondovalle o un avvallamento può quindi raggiungere la saturazione mentre un versante più ventilato rimane libero.

In altre situazioni una nube bassa può investire direttamente le zone più elevate, producendo nebbia sui rilievi e lasciando maggiore visibilità nelle aree sottostanti.

Non esiste quindi un’unica condizione valida per tutto il territorio. La presenza di nebbia osservata in un punto non implica necessariamente che il fenomeno abbia la stessa intensità pochi chilometri più lontano.

Per descrivere un episodio locale servono sempre osservazioni dirette, dati di visibilità e misure meteorologiche riferite a quel preciso momento.

La nebbia bagna il terreno?

Sì, anche in assenza di pioggia.

Le goccioline possono depositarsi sulla vegetazione, sui tetti, sulle automobili e sulle superfici esposte.

Quando il vento spinge la nebbia contro alberi o strutture, una parte dell’acqua viene intercettata e può riunirsi in gocce più grandi.

Il fenomeno può rendere il terreno e l’asfalto umidi, favorire la formazione di rugiada e, con temperature inferiori allo zero, produrre depositi di ghiaccio.

La nebbia è una precipitazione?

Normalmente no.

Le goccioline sono così piccole da rimanere sospese nell’aria e non possiedono una velocità di caduta sufficiente per comportarsi come normali gocce di pioggia.

In una nebbia molto fitta le goccioline possono unirsi e produrre una debole precipitazione chiamata pioviggine, ma i due fenomeni rimangono distinti.

La presenza di nebbia, quindi, non significa automaticamente che stia piovendo.

Perché la nebbia riduce così tanto la visibilità?

Ogni gocciolina devia e diffonde una piccola parte della luce.

Quando miliardi di goccioline sono sospese tra l’osservatore e un oggetto lontano, la luce proveniente dall’oggetto viene attenuata mentre altra luce viene diffusa verso l’occhio da molte direzioni.

Il contrasto diminuisce rapidamente: contorni, colori e distanze diventano difficili da distinguere.

Di notte il problema può aumentare perché la luce dei fari viene riflessa e diffusa dalle goccioline, creando una parete luminosa davanti al veicolo.

Come guidare in presenza di nebbia?

La nebbia può comparire improvvisamente e ridurre drasticamente la distanza entro la quale è possibile riconoscere un ostacolo.

Secondo le indicazioni diffuse dall’ACI, in condizioni di scarsa visibilità è necessario ridurre la velocità, aumentare la distanza di sicurezza e utilizzare correttamente i dispositivi di illuminazione del veicolo.[10]

In particolare è opportuno:

  • adattare la velocità alla distanza realmente visibile;
  • aumentare lo spazio dal veicolo precedente;
  • evitare sorpassi non necessari;
  • non seguire automaticamente chi procede troppo velocemente;
  • utilizzare anabbaglianti e dispositivi antinebbia secondo le condizioni e le norme applicabili;
  • evitare manovre improvvise;
  • prestare attenzione all’umidità e alla possibile minore aderenza dell’asfalto;
  • non fermarsi sulla carreggiata o in punti non visibili agli altri veicoli.

La velocità deve permettere di arrestare il veicolo entro lo spazio effettivamente visibile. Vedere le luci posteriori dell’automobile davanti non significa conoscere ciò che si trova oltre quel veicolo.

La nebbia non è pericolosa soltanto perché nasconde la strada: altera anche la percezione della distanza e può far sottovalutare la velocità.

Falsi miti sulla nebbia

“Con umidità al 100% c’è sempre nebbia”

Falso. Serve che si formino abbastanza goccioline sospese da ridurre la visibilità.

“La nebbia arriva sempre dal basso”

Falso. Quella di valle può riempire le zone basse, ma una nube può anche investire un rilievo oppure essere trasportata orizzontalmente dal vento.

“Il vento impedisce sempre la nebbia”

Falso. Il vento forte può dissipare la nebbia da irraggiamento, mentre quella da avvezione necessita proprio del movimento dell’aria umida sopra una superficie fredda.

“Quando sorge il Sole la nebbia scompare immediatamente”

Falso. Un banco spesso, una forte inversione o un debole riscaldamento possono mantenerla per molte ore.

“La nebbia è vapore acqueo visibile”

Non esattamente. Il vapore acqueo è invisibile; ciò che vediamo sono minuscole gocce liquide o, in condizioni particolari, cristalli di ghiaccio.

Riepilogo

  • La nebbia è una nube a contatto con il terreno.
  • È composta principalmente da minuscole goccioline d’acqua sospese.
  • In meteorologia riduce la visibilità a meno di 1.000 metri.
  • Si forma quando l’aria raggiunge la saturazione.
  • Il raffreddamento fino al punto di rugiada è uno dei meccanismi principali.
  • Cielo sereno, terreno umido e vento debole favoriscono la nebbia da irraggiamento.
  • L’aria fredda può accumularsi nelle valli e produrre inversioni termiche.
  • La nebbia da avvezione nasce quando aria umida scorre sopra una superficie più fredda.
  • Può formarsi anche lungo i versanti oppure per evaporazione.
  • La distribuzione può cambiare notevolmente anche su distanze molto brevi.
  • Il Sole, il vento o l’arrivo di aria più secca possono dissolverla.
  • La previsione è difficile perché dipende da numerose variabili locali.

Una nube che nasce vicino a noi

La nebbia mostra quanto siano importanti i primi metri dell’atmosfera.

Una piccola diminuzione della temperatura, una variazione del vento o una maggiore quantità di umidità possono trasformare un paesaggio limpido in uno strato bianco capace di cancellare l’orizzonte.

Nelle aree collinari e nelle zone interne il fenomeno può assumere forme molto differenti: riempire una valle, avvolgere un versante, comparire in banchi isolati oppure lasciare completamente libere le aree più elevate.

Comprendere come nasce significa osservare insieme temperatura, punto di rugiada, vento, nuvolosità e conformazione del terreno.

La nebbia non è quindi soltanto una nube bassa. È il risultato di un delicato equilibrio tra superficie e atmosfera, capace di cambiare rapidamente nello spazio e nel tempo.


Fonti e approfondimenti

  1. World Meteorological Organization – Low Visibility and Low Cloud
    Definizione meteorologica della nebbia, composizione e limite di visibilità inferiore a 1.000 metri.
    Consulta la fonte WMO

  2. WMO International Cloud Atlas – Fog
    Informazioni sull’estensione verticale e sulle caratteristiche della nebbia osservata dalla superficie e dall’alto.
    Consulta l’Atlante internazionale delle nubi

  3. WMO International Cloud Atlas – Fog compared with mist
    Distinzione tra nebbia e foschia basata sulla visibilità orizzontale.
    Consulta la fonte WMO

  4. Met Office – What is fog?
    Descrizione dei principali tipi di nebbia, differenza tra fog, mist e haze, formazione e difficoltà di previsione.
    Consulta la fonte Met Office

  5. CNR-ISAC – Stabilità atmosferica, nuvole e nebbia
    Materiale didattico sulla condensazione, sui nuclei di condensazione e sui principali processi di formazione delle nubi e della nebbia.
    Consulta il materiale CNR-ISAC

  6. NOAA National Weather Service – Radiation Fog
    Formazione notturna della nebbia da irraggiamento, raffreddamento del terreno e aumento dello spessore durante la notte.
    Consulta la fonte NOAA

  7. NOAA National Weather Service – Mountain and Valley Fog
    Spiegazione del drenaggio dell’aria fredda e della formazione della nebbia nelle vallate.
    Consulta la fonte NOAA

  8. NOAA National Weather Service – Advection Fog
    Formazione della nebbia quando aria umida e più mite scorre sopra una superficie fredda.
    Consulta la fonte NOAA

  9. ECMWF – Atmospheric Boundary Layer over Complex Terrain
    Approfondimento sugli accumuli di aria fredda e sulla persistenza della nebbia nelle conche e nei bacini durante condizioni stabili.
    Consulta la fonte ECMWF

  10. ACI – I consigli per guidare con la nebbia
    Indicazioni su velocità, distanza di sicurezza, visibilità e uso dei dispositivi di illuminazione durante la guida nella nebbia.
    Consulta le indicazioni ACI

Percorso editoriale

Approfondimenti, confronti e contenuti collegati direttamente dalla redazione.

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