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El Niño 2026: quanto è forte e cosa prevedono i prossimi mesi

El Niño 2026: quanto è forte e cosa prevedono i prossimi mesi

31/08/2026 0 commenti 40 visualizzazioni
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El Niño si sta rafforzando rapidamente nel Pacifico tropicale. Vediamo cosa mostrano i dati di agosto 2026, quanto potrebbe intensificarsi e quali effetti climatici sono attesi nei prossimi mesi.

Alla fine di agosto 2026 El Niño non è più soltanto una possibilità prevista dai modelli: il fenomeno è ormai pienamente sviluppato e continua a rafforzarsi nel Pacifico tropicale.

Gli ultimi aggiornamenti del Climate Prediction Center della NOAA e dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale mostrano un'evoluzione particolarmente rapida. Le temperature superficiali dell'oceano sono aumentate sensibilmente nelle principali regioni di monitoraggio ENSO e anche l'atmosfera sta mostrando una risposta coerente con un El Niño in intensificazione.

La domanda, quindi, non è più se El Niño si svilupperà, ma quanto diventerà intenso durante l'autunno e l'inverno 2026-2027.

Le previsioni attuali indicano una probabilità superiore al 90% che l'evento raggiunga la categoria di El Niño molto forte durante l'autunno e l'inverno dell'emisfero nord.[1]

Questo non significa però che ogni regione del pianeta subirà automaticamente effetti estremi. El Niño modifica le probabilità climatiche su grande scala, ma il risultato locale continua a dipendere dall'interazione con molti altri elementi della circolazione atmosferica.

El Niño 2026: qual è la situazione attuale?

Nel bollettino ENSO pubblicato il 13 agosto 2026, il Climate Prediction Center della NOAA mantiene lo stato di El Niño Advisory e descrive un evento in chiaro rafforzamento.[1]

Durante luglio le anomalie della temperatura superficiale del mare hanno raggiunto:

  • +1,4 °C nella regione Niño 3.4, una delle aree principali utilizzate per monitorare ENSO;
  • +1,7 °C nella regione Niño 3;
  • +2,9 °C nella regione Niño 1+2, più vicina alle coste occidentali del Sud America.

Nel Pacifico equatoriale orientale sono state osservate localmente anomalie della temperatura superficiale superiori a +2 °C.

Questi valori mostrano che il riscaldamento non è distribuito uniformemente lungo tutto il Pacifico equatoriale: nella fase attuale le anomalie maggiori si trovano soprattutto verso est.

È importante sottolineare questa differenza perché parlare genericamente di “Pacifico più caldo di 2 o 3 gradi” sarebbe scorretto. I valori cambiano notevolmente a seconda della regione utilizzata per il monitoraggio.

Non sta cambiando soltanto la superficie dell'oceano

Uno degli elementi più importanti dell'attuale evoluzione si trova sotto la superficie.

Durante luglio, secondo NOAA, è aumentato anche il contenuto di calore delle acque equatoriali profonde. La struttura della termoclina, cioè la zona che separa le acque superficiali più calde da quelle profonde più fredde, risulta più profonda del normale in una vasta parte del Pacifico.

In alcuni settori sono state osservate anomalie termiche sottomarine fino a circa +10 °C rispetto ai valori normalmente attesi a quelle profondità.[1]

Questo dato non significa naturalmente che l'intero oceano sia dieci gradi più caldo. Si tratta di anomalie localizzate sotto la superficie, ma la loro presenza è importante perché indica una notevole quantità di calore disponibile all'interno del sistema oceanico.

Un El Niño non dipende infatti esclusivamente dalla temperatura della superficie. Il calore accumulato sotto l'oceano può contribuire a sostenere l'evento durante i mesi successivi.

Anche l'atmosfera sta rispondendo

Per parlare realmente di ENSO non basta osservare un Pacifico più caldo. El Niño è un fenomeno accoppiato oceano-atmosfera.

Nel corso dell'estate 2026 sono diventati sempre più evidenti anche i segnali atmosferici tipici della fase calda.

La NOAA segnala anomalie dei venti occidentali nei bassi strati lungo una vasta porzione del Pacifico equatoriale. In pratica, rispetto alla normale circolazione tropicale, gli alisei risultano modificati e in diversi settori indeboliti.

Contemporaneamente:

  • la convezione e le precipitazioni sono aumentate nel Pacifico centrale e orientale;
  • le precipitazioni risultano invece ridotte nell'area dell'Indonesia;
  • gli indici della Southern Oscillation sono diventati fortemente negativi.

Oceano e atmosfera stanno quindi evolvendo nella stessa direzione: è proprio questa risposta combinata che permette di descrivere l'evento attuale come un El Niño in forte intensificazione.

La crescita durante il 2026 è stata molto rapida

L'evoluzione degli ultimi mesi è particolarmente interessante.

All'inizio del 2026 il Pacifico proveniva ancora dagli effetti di una fase La Niña. Successivamente il sistema è passato verso condizioni neutrali e poi rapidamente verso El Niño.

Secondo l'Organizzazione Meteorologica Mondiale, durante il trimestre marzo-maggio 2026 l'indice Niño 3.4 medio stagionale era intorno a +0,5 °C. All'interno dello stesso periodo era passato da circa 0 °C in marzo a circa +0,9 °C in maggio.[2]

Nei mesi successivi il riscaldamento è proseguito rapidamente, accompagnato da una risposta atmosferica sempre più evidente.

È quindi la combinazione tra velocità di sviluppo, grande quantità di calore oceanico e risposta dell'atmosfera ad aver progressivamente aumentato la fiducia dei modelli in un evento molto intenso.

Quanto potrebbe diventare forte?

Qui arriviamo al dato probabilmente più significativo dell'aggiornamento di agosto.

Secondo il Climate Prediction Center della NOAA esiste una probabilità superiore al 90% che El Niño diventi molto forte durante l'autunno e l'inverno 2026-2027 nell'emisfero nord.[1]

La stessa previsione assegna inoltre circa il 69% di probabilità, per il trimestre ottobre-dicembre 2026, a un evento di intensità eccezionale secondo il nuovo indice RONI, con un valore trimestrale pari o superiore a +2,5 °C.[1]

In questo scenario l'evento entrerebbe tra i più intensi osservati nell'epoca moderna di monitoraggio ENSO.

Si tratta però ancora di una previsione probabilistica.

Una probabilità del 69% non significa che quel livello verrà certamente raggiunto. Significa che, sulla base delle condizioni attuali e dell'insieme delle simulazioni disponibili, quello scenario è diventato più probabile rispetto alla possibilità che non si verifichi.

Anche la WMO vede un El Niño forte

Le indicazioni non provengono soltanto dalla NOAA.

Nell'aggiornamento stagionale pubblicato il 31 luglio 2026, l'Organizzazione Meteorologica Mondiale indica un El Niño forte in ulteriore intensificazione durante agosto, settembre e ottobre.[3]

L'ensemble multimodello utilizzato dalla WMO prevede per il trimestre agosto-ottobre un'anomalia stagionale della temperatura superficiale del mare di circa +2,9 °C nel relativo indice utilizzato dall'ensemble, con una traiettoria che continua a crescere verso novembre.[3]

Anche in questo caso bisogna fare attenzione a non confrontare direttamente ogni numero come se rappresentasse la stessa misura.

I valori osservati nelle singole regioni Niño, gli indici NOAA e le medie stagionali previste dagli ensemble possono utilizzare metodologie e periodi di riferimento differenti. Ciò che conta è il quadro comune: i principali sistemi previsionali internazionali indicano concordemente un evento forte e ancora in crescita.

Perché si parla di “molto forte” e non di “Super El Niño”?

Quando un evento ENSO raggiunge valori particolarmente elevati, sui media compare spesso l'espressione “Super El Niño”.

Non è però una classificazione ufficiale utilizzata dall'Organizzazione Meteorologica Mondiale.

La WMO specifica infatti di non utilizzare il termine “Super El Niño”.[4]

È quindi più corretto parlare di:

  • El Niño debole;
  • El Niño moderato;
  • El Niño forte;
  • El Niño molto forte, quando vengono raggiunte anomalie particolarmente elevate secondo gli indici utilizzati.

Nel caso del 2026, le previsioni indicano proprio una probabilità molto elevata di raggiungere quest'ultima fascia.

Cosa potrebbe succedere nei prossimi mesi?

Un El Niño molto intenso aumenta la possibilità che le teleconnessioni tipiche del fenomeno diventino più evidenti.

La WMO prevede per agosto-ottobre 2026 un'impronta climatica già coerente con quella di un forte El Niño: maggiore probabilità di temperature superiori alla norma in vaste aree del pianeta e importanti spostamenti nella distribuzione delle precipitazioni.[3]

Nel Pacifico equatoriale centrale e orientale aumenta la probabilità di precipitazioni superiori alla norma, mentre diverse zone tropicali possono sperimentare condizioni più secche.

Questo può tradursi, a seconda della regione, in un aumento del rischio di:

  • siccità;
  • piogge molto abbondanti;
  • alluvioni;
  • temperature eccezionalmente elevate;
  • incendi favoriti da condizioni calde e secche;
  • ripercussioni sull'agricoltura e sulle risorse idriche.

Non significa che tutti questi fenomeni si verificheranno contemporaneamente o ovunque.

El Niño modifica la distribuzione delle probabilità climatiche: alcune zone diventano statisticamente più esposte a determinati scenari, mentre altre possono avere una risposta molto più debole.

C'è anche un Dipolo dell'Oceano Indiano positivo

La situazione del 2026 è resa ancora più interessante dalla possibile presenza contemporanea di un altro importante fenomeno oceanico.

Le previsioni WMO indicano infatti lo sviluppo di una fase positiva dell'Indian Ocean Dipole, abbreviato IOD.[3]

Durante una fase positiva del Dipolo dell'Oceano Indiano, il settore occidentale dell'oceano tende a risultare relativamente più caldo rispetto a quello orientale.

La combinazione tra El Niño forte e IOD positivo può rafforzare alcune anomalie della circolazione e delle precipitazioni soprattutto nelle regioni che circondano l'Oceano Indiano.

È un altro esempio del motivo per cui non bisogna analizzare ENSO isolandolo dal resto del sistema climatico.

El Niño 2026 renderà il pianeta ancora più caldo?

El Niño tende generalmente ad aggiungere temporaneamente calore all'atmosfera globale.

Durante la fase calda di ENSO una parte maggiore dell'energia accumulata nel Pacifico può essere trasferita dall'oceano all'atmosfera.

La WMO prevede infatti una forte predominanza di temperature superiori alla norma in molte regioni del pianeta durante i prossimi mesi.[3]

Questo effetto si sovrappone però al riscaldamento climatico di lungo periodo.

È importante distinguere i due fenomeni:

  • El Niño è una variazione naturale e temporanea del sistema oceano-atmosfera;
  • il riscaldamento climatico rappresenta invece una tendenza di fondo che si sviluppa su scale temporali molto più lunghe.

Un El Niño forte può quindi contribuire temporaneamente ad aumentare ulteriormente le temperature globali, ma non rappresenta la causa del riscaldamento climatico osservato negli ultimi decenni.

E per l'Europa?

Qui è necessario essere molto più prudenti.

Le conseguenze di El Niño sono generalmente più riconoscibili nelle regioni tropicali e nelle aree direttamente collegate alla circolazione del Pacifico.

Arrivando verso l'Atlantico e l'Europa, la catena delle teleconnessioni diventa più complessa.

L'effetto finale può dipendere dall'interazione con:

  • circolazione dell'Atlantico settentrionale;
  • Jet Stream;
  • onde di Rossby;
  • posizione delle depressioni e degli anticicloni;
  • temperature dell'Atlantico e del Mediterraneo;
  • altri fenomeni climatici presenti contemporaneamente.

Per questo un El Niño molto forte non permette da solo di prevedere l'inverno europeo.

E in Italia cosa possiamo aspettarci?

Lo stesso ragionamento vale ancora di più per l'Italia.

Non sarebbe corretto affermare che El Niño porterà automaticamente un inverno caldo, freddo, piovoso o nevoso sul nostro territorio.

Il fenomeno può contribuire a modificare la circolazione atmosferica emisferica e quindi rappresentare uno degli elementi del quadro stagionale, ma il Mediterraneo si trova in una regione nella quale numerosi meccanismi possono amplificare, ridurre o modificare il segnale proveniente dal Pacifico.

Una previsione per l'Italia deve quindi essere costruita utilizzando i modelli stagionali e, avvicinandosi agli eventi, le normali previsioni meteorologiche.

La presenza di un forte El Niño aumenta l'interesse meteorologico dei prossimi mesi, ma non rappresenta una previsione automatica per il nostro territorio.

Perché il prossimo aggiornamento sarà importante?

Il Climate Prediction Center pubblicherà il successivo aggiornamento ENSO il 10 settembre 2026.[1]

Sarà particolarmente interessante osservare:

  • se la regione Niño 3.4 continuerà a riscaldarsi;
  • come evolverà il grande serbatoio di acqua calda sotto la superficie;
  • se gli alisei continueranno a mostrare anomalie favorevoli al rafforzamento;
  • come cambieranno le probabilità di un evento molto forte o eccezionale;
  • quale periodo verrà indicato come probabile picco dell'evento.

El Niño tende generalmente a raggiungere la massima intensità tra la fine dell'autunno e l'inverno boreale. Alla fine di agosto 2026 siamo quindi ancora nella fase di sviluppo dell'evento e non necessariamente davanti al suo massimo.

Un evento da seguire, senza trasformare le probabilità in certezze

I dati disponibili alla fine di agosto mostrano un quadro ormai piuttosto chiaro: El Niño 2026 è forte, continua a intensificarsi e ha una probabilità molto elevata di diventare molto forte durante l'autunno e l'inverno 2026-2027.

La NOAA assegna oltre il 90% di probabilità a questo scenario e considera possibile perfino un evento tra i più intensi dell'epoca moderna di osservazione.

La WMO conferma contemporaneamente una rapida intensificazione del fenomeno e una forte impronta di El Niño nelle previsioni climatiche globali dei prossimi mesi.

Questo rende l'evento del 2026 particolarmente interessante da seguire, ma non autorizza a trasformare una previsione stagionale in una certezza meteorologica locale.

Un forte El Niño può spostare significativamente le probabilità climatiche su scala planetaria. Non decide però da solo quale tempo farà a Gesualdo, in Campania, in Italia o persino nell'intera Europa.

È proprio questa distinzione tra influenza globale e conseguenza locale che permetterà di interpretare correttamente ciò che accadrà nei prossimi mesi.


Fonti e approfondimenti

  • [1] NOAA Climate Prediction Center – ENSO Diagnostic Discussion, 13 agosto 2026.
  • [2] World Meteorological Organization – Global Seasonal Climate Update, luglio-agosto-settembre 2026.
  • [3] World Meteorological Organization – Global Seasonal Climate Update, agosto-settembre-ottobre 2026, pubblicato il 31 luglio 2026.
  • [4] World Meteorological Organization – El Niño / La Niña Phenomena: terminologia e informazioni generali su ENSO.

Articolo basato sulle informazioni disponibili alla fine di agosto 2026. Essendo dedicato a una situazione climatica in evoluzione, dati e previsioni riportati rappresentano lo stato delle conoscenze al momento della pubblicazione.

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